Il cavallo dalla porta entra così bianco da farsi parete se non fosse per l’odore di erba, escrementi, terra e, in aggiunta, pittura dell’enorme cielo stellato di Van Gogh legato al tetto della carrozza nera. Due persone a torso nudo palestrato ne vengono fuori, tirano giù la tela, la attaccano al muro. I gialli luminosi e i blu altrettanto luminosi dalla tela escono e infestano, le pareti sono tutte cielo stellato, da una finestra una luce diversa, naturale, va sul bordo del tavolo a coprire, in parte, dolci di ogni tipo, di pasticceria, che gradualmente spariscono nella bocca sporca di creme e cioccolato, di un giovane in vestaglia dalla lunga chioma bionda e dal fisico longilineo.
È mattina.
Sui polpacci due gatti si strusciano, il giovane chiama Alexia, la carrozza lascia la stanza e entra un cane non molto alto in abito da infermiera che strizza due grossi seni
padrone, desidera?
la vestaglia.
Alexia si avvicina, annusa e lecca il lungo collo del giovane e lo sveste, lui apre una porta e entra seguito dai gatti che da quattro a due zampe si alzano per diventare donne nude belle standard occidentale. Richiusa la porta appare una scritta: censored.
Io nella mia stanza che è un cubo di monitor, monitor su tutti i lati, vedo tutto non perché abbia occhi per vedere tutto, ma perché ho un visore collegato al cubo-stanza in cui svolgo il mio compito 24h su 24. È il mio lavoro, ci guadagno in vita; nel senso che finché sono qui il tempo per me non passa, io non muto, non ho bisogni, non ho necessità. Una vita infinita banalmente non scorre. Non riporto nulla di ciò che vedo perché è tutto sotto controllo. Il giovane che osservo è il Governatore dell’altromondo, la sua vita è volere-potere, è tutto nei limiti del canone occidentale, cioè del suo immaginario da maschio etero cis et al.
Io ora guardando penso a una molteplicità di cose e in questa molteplicità ci sta che pensi a interlocutori intorno a un fuoco silenti in ascolto perché senza tempo non si è, in qualche modo devo simulare il tempo, il mio modo è raccontarvi cose legate.
Tempo fa, a un’asta molto particolare, in un posto mai dichiarato, i più potenti del nostro mondo capitalista gareggiavano per una serie di cose molto rare. Si dice vi fossero un alieno in formaldeide, una macchina volante, un cyborg assai armato, una ninfomane, un set di nani da giardino in oro e altre bizzarrie. I potenti, per lo più ma non solo maschi, si spartirono tutto finché non arrivarono a VR Ghost Material World. Era un gioco in realtà virtuale prodotto nel 1999 e tenuto secretato per vent’anni. Un visore e un paio di guanti, tutto qui. I potenti iniziarono l’asta, un po’ annoiati, finché il banditore che era un attore famosissimo disse che il gioco era stato secretato per motivi di una certa rilevanza. Da quel momento l’asta fu senza alcun controllo, tra urla, minacce, scarpe sbattute sul tavolo, e non se ne usciva.
Dopo un giorno il banditore si decise a dire che i produttori potevano creare copie del manufatto per tutti loro.
Da allora i potenti giocano a VR Ghost Material World.
Tornato da censored, il Governatore sorride in vestaglia, chiede ad Alexia di chiudere la finestra, si stende sul pavimento.
Tutto intorno è cielo stellato di Van Gogh, vibrante.
Alexia, voglio ascoltare U.F.Orb.
La musica, la notte, il Governatore chiude gli occhi e sorride.
Vive sorridendo.
Nelle prigioni, sotto, sono rinchiusi gli altri potenti del mondo. Loro dormono e sognano, non possono dirsi infelici mentre ricreano altri mondi. Di guardia alle sbarre c’è un cane scuro a tre teste, Cerbero, che se ne sta sempre accucciato: forse sa di non potersi aspettare nulla.
Fuori a questo cubo, che io sappia, c’è un mondo nuovo.
Senza alcun motivo, so che tutti vivono un’esistenza felice, libera dalle leggi di mercato, senza alcuna traccia di divinità, le cui sofferenze sono esperite con saggezza. Questo mondo non è definibile, non è un sistema, ma è esso stesso gioco applicato.
I creatori di VR Ghost Material World, allora giovani ruggenti sognatori, avevano pensato un gioco, IRL World Material Ghost, che doveva giocarsi in parlallelo a VR Ghost Material World. Però volevano giocarci, per qualche motivo, quando non erano più giovani. Da qui i vent’anni trascorsi. Nel mentre avevano studiato il collasso generale.
Il mondo ora non collassa.
Io non vedo il mondo.
Posso dirvi solo che è un mondo meraviglioso, senza Capitale, giocato da pochi creatori umani, meno di dieci.
Mi chiedo sempre cosa ne sarà del mondo quando i creatori moriranno. Ma il futuro non mi appartiene.
Il Governatore apre gli occhi.
Intorno a lui ci sono i potenti che erano nelle prigioni.
Una donna stringe le teste mozze di Cerbero, Alexia si dimena a terra senza arti superiori e inferiori, i due gatti sanguinano sul grembo del giovane, io da questa parte sto tremando.
Il Governatore chiede
che succede?
La Donna che indossa un kimono e ha i denti neri dice
fatene quello che volete.
Il Governatore soccombe, la finestra si apre e getta luce sul delitto, il cubo di tanto in tanto si muove per le scosse di un terremoto, io guardo un solo schermo perché tutti gli altri si sono spenti. Guardo dal buio. Non so a chi devo dire cosa. È un imprevisto.
La Donna usa una katana per mozzare le teste dei potenti.
Game Over.
L’ultimo monitor si è spento.
Sono solo, non vedo nulla, prendo a pugni e rompo qualche schermo, cado in una apertura.
Mi trascino a terra, vado avanti, posso dirlo, vado avanti. Vedo un lumicino a distanza, mi avvicino, vedo la luce, ci entro, esco, sono fuori.
In spiaggia siamo io e la Donna in kimono. Non è occidentale.
non c’è niente di occidentale, mi dice.
Io non capisco. Non ci capisco niente. Nella mia testa collassano mondi. Tremo e piango, lei mi mostra i denti neri.
seguimi, mi dice. non è rimasto nessuno.
abbiamo perso?
avete perso.
La seguo, entriamo in un grosso buco nella spiaggia. Una volta dentro, una lastra trasparente ci chiude dentro. In alto vedo il mare, tutto acqua, niente pesci, in basso la Donna sgozzata con in pugno la katana di sangue. Nel mezzo le ultime parole di lei
tu sai tutto, solo tu resti.
Io mi vedo riflesso dalla katana. Sono così vecchio che posso lasciarmi morire naturalmente. Mi accuccio attaccato al corpo della Donna, non sento calore, e dormo.
Antonio Russo De Vivo © 2025
* L’immagine di copertina è di Cristina Eléni Kontoglou, 2025.
