È sempre la stessa identica storia. So u meet this man… boy man? Abbiamo tutte e tutti e tuttx tra i 22 e i 35 anni nei nostri giri, considerando pure che siamo artistoidi con le maglie di band avant-garde noise inattive dal 2007 o post-hardcorate conosciute dalla stessa percentuale statistica di neurodivergenza globale (per quanto a noi sembri un sub-universo gigante, disseminato per il continente offrendo la parvenza di poter trovare dovunque unx si sposti un luogo rassomigliante a una casa: siamo rabdomanti dell’underground, nella desertificazione urbana tardo capitalista – oh, così spaventosa! –, l’incantamento di familiari corpi tatuati che accarezzano i nostri volti sfatti di cicatrici di piercing e di notti insonni con polpastrelli callosi induriti dalle corde delle chitarre o dallo strofinio delle bacchette delle drums) che definirci adulti sembra inappropriato, per non dire offensivo.Il boy man dunque ti ha matchato su hinge con un “ma ci siamo mica beccati al concerto dei #inserire band skramz a piacere#?”
TU: miao! Mi sa che sì. Mi hai scassato mezza birra addosso nel pit
LUI: eh, un amico mi si è lanciato addosso a sorpresa nel pogo tipo ariete lol
TU:
(visualizzi e, per il momento, ti rimetti a leggere la ’zine sull’effetto castrante della colonizzazione bianca sul sexworking rituale della civiltà maya)
LUI: mi faccio perdonare e te ne offro una, che dici
Effettivamente il pischello ti fa ridere e non ti interrompe quasi mai quando parli; le chiacchiere tali alle birrettine sgorgano come il fiotto commovente di quella fontana di sangue che è il corpo di una ragazza innamorata di cui cantava Björk in Bachelorette. Si parla di musica, certo, e dei gossip più o meno benevoli sulla scena diy locale, amicx di amicx in comune, poi lavori di merda, l’uni abbandonata che schifo certo il capitale la produttività mandatoria, il prossimo raduno accelerazionista ci vai? Chaos magic chi lo sapeva che attraverso ogni brutalità stavo iperstizionando la tua comparsa nella mia vita. Suoni al prossimo benefit della mia collettiva? Quando l’hai decostruita la monogamia? Cantami / oh ziì / delle differenze tra pick up attivi e passivi / non sarà mansplaing se i miei occhi rassomigliano alla forma di un cuore anatomicamente accurato.
Si sa già come va avanti: scopate strasfattonate in cui nessunx viene mai, i concerti, le tekno a perdersi e ritrovarsi in un coito interrotto di estensione e contrazione attorno al nucleo che è il vostro baciarsi stortuto di lingue lumaca. ♪ Il romanticismo è una TAZ, mica un 41bis ♪ skrt skrt bra #DA RIPETERE IN LOOP PER OGNI MEMBRO DELLA TUA POLYCULE PRESENTE ALLA STESSA SERATA#
Sigarette di tabacco girate a mano ciccano bruciando le lenzuola. Ogni tanto delle scosse partono dal coccige – dove riposa il tuo horoboro, racchiuso in se stesso, imprigionato nell’eterna autofagia del Non posso più farmi inglobare, parce que je suis maintenant un individu (ma perché parli in francese? boh, perché ho paura ;)), prima di tutto, un individuo e non la posso più sopportare questa co-dipendenza frutto di un sistema basato sulla famiglia nucleare; lui risponde: questione patriarcale, chiaro chiaro non fa più per noi. Dobbiamo essere moltitudini leggere. Sdraiatx nel letto vi carezzate a vicenda le colonne vertebrali, un ribollio come di quando si esala un grosso sospiro sott’acqua ripercorre il tratto delle vostre dita. Il serpente si sveglia incominciando a strisciare, distendendosi nell’energia divina del Kundalini (lisergizziamoci insieme prima o poi, c’ho l’amica che coltiva i funghi in casa, garantito – vamos, io conosco una tripsitter che me l’ha consigliata il guru del rinascimento psichedelico dopo la presentazione del suo libro), incantando i vostri chakra fino al quinto, il rigonfiamento sulla nuca, e la gola speculare che ringhia liberando la nostra vera Voce, o forse era solo un bolo di catarro?
Lacrime elettriche potrebbero affiorare dai vostri occhi, allora forse non era un horoboro ma un’anguilla, ma nel baluginio miceliale della lampada di Kuromi i dettagli fortunatamente fantasmano. Glielo prendi in mano, quel cazzo di una dimensione adeguata a rimestarti dentro ogni sera; già lo senti ritto come il serpente Kundalini, gli passi due polpastrelli sul glande da cui sgorga un’infiltrazione di liquido lattiginoso, e ti trafiggi mentre continuate a carezzarvi le colonne vertebrali; magari, perché no, li aprirete pure stasera gli ultimi due chakra.
Il sesso tantra è quel processo che si innesta quando mischi la ketamina con l’md, ma stavolta sei sobria e stai davvero per venire; e sarebbe la prima volta con lui, e sarebbe la prima volta da tanto tempo con qualcuno. Nonostante abbia descalato l’importanza dell’orgasmo, poiché il culmine è solo un obiettivo capitalista, un processo di produzione in serie di nuove natalità, mentre noi dissipiamo energie senza chiudere cerchi, così che si possano disperdere nel mondo e che il nostro piacere incontri un altro piacere in cui intrecciarsi, orgia cosmica, orgia multidimensionale. Ma insomma, dimenticando per un momento la theory, è bello che stai per venire. Gli sussurri nell’orecchio sgraffiandogli tutta la schiena; pensi all’amore come la piramide rosa dalla cui punta irradia un fascio di luce sulla copertina del terzo album dei Raein. Lo racchiudi tra le tue cosce e una scossa elettrica ti rimbomba nella cervice e nell’utero, senti odore di bruciato.
Il rimpallo della scossa elettrica ti provoca lungo il corpo convulsioni discinetiche, e questa volta non è una cazzo di metafora. Sotto le unghie, nei punti in cui hai aperto squarci longilinei, palpi una materia dura, laminata. Gratti la sua pelle ed è come quando a otto anni si scollò la pelliccia tenera del Furby plasticone. Quando si scaricò la batteria del Cicciobello fa la bua muggendo con la voce da orco rallentato. Come quando dopo aver morso una pesca ti trovasti la metà di un verme lubrico in bocca. È lui che odora di bruciato.
Apri gli occhi, e lo guardi nei suoi occhi come non fai quasi mai. Dalle sue pupille rifulge lo scintillio rosso della spia di una telecamera di sorveglianza. Glielo apri, allora, uno squarcio più deciso con le unghie sullo zigomo e mannaggiaallamadonnaquellaputtanalaida, non c’è carne, c’è l’acciaio. Questo cazzo di ragazzo è un cyborg.
Come on girl ma non lo volevi forse alla fin fine un essere che si conformasse ai tuoi connotati? che solcasse il suo corpo di modo da contenere perfettamente i tuoi angoli e le tue curve all’interno delle sue rientranze? Un oggetto che aderisce perfettamente di solito si chiama adesivo, e valicare nelle immondizie iridescenti del quotidiano con una membrana perennemente addosso non è come stare al sicuro? L’inganno del senso di protezione rugiadosa dell’amore, l’odore lievemente nauseante della palude di una confortevole felicità.
“E se la felicità è nemica della rivolta, noi dovremmo ancora tanto combattere e tanto creare, perciò è necessaria una congiunzione con moltitudini di umanità a cui donare ogni qual volta parti di noi a cui aderire e poi corrodere per mutare forma ancora e ancora, così da riaderire ad altre parti come nel Jenga in cui i mattoncini li si deve sfilare dalla struttura di base per ascendere ingigantendo l’edificio. Questione di bagliori: piccoli sacrifici umani, se i pezzi del Jenga dell’utopia anarchica sono organici e sanguinei, che vicendevolmente compirete a vicenda per ricordarvi che la finitudine è un concetto fascista. Come diceva il compagno libertario Tomás Ibáñez, no? La teleologia aristotelica la dobbiamo ripudiare, noi siamo una perpetua forza oppositiva, quando cambia la forza maggioritaria cambiano i connotati della nostra opposizione, uno scontro infinito senza a priori, lontano dalla teoria.”

E allora abbandoniamola davvero questa teoria. Sei stanca di valicare le immondizie iridescenti del mondo da sola. E altro che SCONTRISCONTRI, ai cortei non ci vai quasi mai. Cosa hai fatto per la comunità? Non è vero che nella comunità del Corpo senza organi ci stiamo tuttx abbracciando. L’uovo è quel confine che inizia e finisce tra le braccia del Ragazzo Cyborg.
Lo guardi a fondo nei suoi occhi spia da telecamera di sorveglianza e gli chiedi Chi ti ha programmato?
Lui risponde che si rivendica l’autodeterminazione di riprogrammarsi il proprio codice, mentre afferra la birra da 66 sul comodino per attivare il sistema di raffreddamento. Dice: mo passa, non ti preoccupare per l’odore di bruciato. Dice: non sei tanto diversa da me, con il tuo biohacking di stimolanti e dissociativi per fittare irreprensibilmente il mood della situa. Dice: se non ci serve più respirare possiamo scavarci una grossa buca sottoterra e pogare eternamente sottopalco, i nostri stessi corpi bionici generatori a cui allacciare le casse delle chitarre hardcore. Dice: non pensare mica che ti chieda l’esclusività, ne stiamo risvegliando altrx, in questa stupefacente performance di live coding chiamata amore. Dice: E programmarci tuttx insieme per essere liberx e felici. Dice: manchi solo tu. Dice: ogni sera un differente abbraccio e ogni abbraccio ci completerà perfettamente perché l’abbiamo sequenziato noi. Dice: non avrai mica pensato che eri speciale? Dice: No, intendo, lo sei. Dice: Ma siamo tuttx speciali qui, no? Dice: Lasciamo la dimensione organica dei viventi a chi ha bisogno di un headmaster programmatore. Dice: Smettila di intortigliarti perché non fai la lotta. Dice: prendiamoci cura di noi. Dice: Scaviamoci il nostro spazio. Dice: Saresti ancora più bella con gli occhi bionici. Dice: system.upgrade(target=”user”, message=” OK to confirm”) Dice: Dice: Dice: Dice: Dice: Dice: dice: dice: dice:dice: dice:dice: dice:dice: dice:dice: dice:dice: dice:dice: dice:dice: dice:dice: dice:dice: dice:dice:dice:dice:dice:dice:dice:dice:dice:dice:dice:dice:dice:dice:dice:dice:dice:dice:dice:dice:dice:dice:dice:dice:dice:dice:

