L’imprevisto
Era il mio primo giorno di scuola, una di quelle date che avrei ricordato per sempre.
Era il mio primo giorno di scuola, una di quelle date che avrei ricordato per sempre.
Aveva portato Lucida nella stanza. Due tavoli, una sedia. Follia si era seduto. Le aveva chiesto di stendersi. “Qui il tempo non si misura”, glielo aveva detto.
Nella sala d’attesa dello studio legale dell’avvocato Bellandri, tra le scartoffie degli appuntamenti già segnati, c’era un calendario che la gente per bene avrebbe definito indecente, volgare.
Il rispetto di cui ero stato circondato per tutti gli anni della mia infanzia in paese mi aveva fatto crescere nella sicurezza che tutti quei piccoli atti di gentilezza, di favore, di deferenza di ogni fattore, artigiano, uomo di Chiesa che si dava da fare per mio padre