La fuga
Lo incontrai vicino al cinema una sera di dicembre. Pioveva, lui se ne stava sotto l’acqua senza ombrello né giacca, immobile, la schiena appoggiata alla parete di un palazzo, la testa coperta dal cappuccio fradicio della felpa.
Lo incontrai vicino al cinema una sera di dicembre. Pioveva, lui se ne stava sotto l’acqua senza ombrello né giacca, immobile, la schiena appoggiata alla parete di un palazzo, la testa coperta dal cappuccio fradicio della felpa.
Una terrazza sulla città e sul mondo. Così il rettore dell’università aveva descritto il cortile dove si era tenuta l’inaugurazione della nuova sede di Lettere, affacciato su un conglomerato urbano che di notte, per i più poetici, sembrava un cielo fitto di stelle, per tutti gli altri era più un alveare di api ansiose e…
Da piccola, non capiva. Vedeva le facce accartocciarglisi di fronte, coprirsi con le mani, fuggire.
Un respiro di palombaro. Il nero esondato nell’iride. La pelle scorticata sotto la barba dalle unghie sporche. Scese le scale reggendosi al corrimano, zaino in spalla.