Veglia

“La città cresce perpendicolare all’aria e parallela al cielo. Si potrebbero tracciare delle linee per definire gli assi e gli spazi di colore. I termini si potrebbero però anche scambiare: la città cresce parallela all’aria e perpendicolare al cielo. E potrei scambiare gli assi.

Qual è la differenza tra aria e cielo? Il cielo ci circonda. Nemmeno le piante si possono dire con esattezza verticali rispetto al terreno. Ogni tronco o ramo o stelo e foglia va per la sua strada tra gli assi”.
La mappa si amplia per mano dell’Anziana, anche se la mano è un pensiero, e la mappa un’idea circolare. Non ritiene il suo corpo eminentemente corporeo.
Il blu del lago si spegne, ecco l’alba e il camion dell’immondizia che arriva puzzando, gli uomini scendono dal suo rimorchio gettando la sigaretta a terra. Ecco lì il mozzicone.
Ora, l’Anziana ricorda il cadavere coperto da un lenzuolo visto anni prima.

Attraversava vie dai nomi stranieri in direzione dell’aeroporto, così da tornare a casa: un volo di prima mattina, un trolley e molto sonno addosso, una città addormentata e dorata.
Nel silenzio quasi assoluto e rotto dal primo Sole orizzontale non poté non notarlo: la sagoma di corpo umano a terra. Era lì, sul marciapiede opposto al suo, un lenzuolo a coprirlo e definirlo. L’unica presenza umana oltre a lei.
Poi vide: non erano soli, a vegliare l’organismo spento una Vecchia. Una Vecchia più vecchia di quanto non sia lei ora, appartenente a quella fascia d’età che si sveglia all’alba da molti anni. In veste casalinga e grembiule, stava in piedi accanto al corpo – il lenzuolo doveva essere suo – e non guardava nulla di particolare, i suoi occhi seguivano l’orizzonte della strada in leggera discesa. Il grembiule e il lenzuolo erano illuminati dal Sole. Aspettava un lampeggiante, dell’ambulanza o della polizia. Già: dell’ambulanza o della polizia? L’Anziana-a-quei-tempi-non-ancora-anziana se lo chiese per un attimo. Chi andava chiamato?
Non ci fu uno scambio di sguardi con la Vecchia, l’Anziana-a-quei-tempi-non-ancora-anziana proseguì con il suo trolley con la strana sensazione di star disturbando. Le era sembrato che lo sguardo vacuo della Vecchia verso la discesa fosse un discreto ma chiaro invito a non essere interpellata e tantomeno osservata.
La Vecchia vegliava quel corpo per un pio sentimento o per dovere civico? Con il suo trolley, camminando verso l’aeroporto, l’Anziana-a-quei-tempi-non-ancora-anziana se lo chiedeva.
Sarebbero arrivati sia l’ambulanza che la polizia.

L’Anziana ora osserva. Il mozzicone della sigaretta dello spazzino balugina proprio come dovrebbe fare un lampeggiante. Lo spazzino ha pulito e poi nuovamente sporcato. Così la giornata ricomincia lasciandosi alle spalle la morte.
La cucina è piena di luce azzurra mentre passa la tazza al suo Ospite. Il tempo si disperde dell’orologio appeso nel bianco della parete dove si stende il Sole. Il Sole si dissolve nell’ambiente e verso le finestre, con l’intero tempo e il suo ticchettio, scontrandosi e unendosi alla luce. La luce è prima avvolta dal pulviscolo, poi limpida.
Al di là dei vetri si muove la mattina, tutta intorno alla casa intonacata d’azzurro e coperta da un arco argenteo, un tetto arcuato di metallo scintillante. L’Anziana si immerge nello spazio. La sua coscienza si perde nel tempo. L’Ospite sta sospeso ed entrambi con gli occhi semichiusi si godono la luce.

In sogno viveva nella sua casa immersa nella luce – una mattina dorata, lontana dal mondo.

Per continuare a godere, decide di non decidere. Non forma una chiara scelta nella sua mente, ma non farà niente per aiutare l’Ospite nella conversazione, per farlo sentire a suo agio nella lattea cucina. Accettare di essere sgarbata le costa fatica. Lo lascia là, nella luce azzurra e bianca, oltre la tazza, il tempo, il pulviscolo, i suoi occhi, e si convince che nulla di tutto ciò le interessa realmente.

L’Ospite se ne va. L’Anziana esce in veranda a prendere l’annaffiatoio rosso per bagnare le piante verdi e basse nei vasi di plastica d’un verde più scuro, sempre con gli occhi semichiusi: la luce è abbacinante nel rettangolo bianco della veranda, ogni lato aperto al breve vento e l’Anziana sa che presto – fossero anche dieci anni – lei morirà, ma nella bianca, breve e perfetta immagine della mattina lei è una delle sue piante basse e verdi.

Seduta sul legno caldo del gradino si accorge che la luce sta cambiando. Si alza per incamminarsi verso una meta che sceglierà più avanti – il panificio, il fruttivendolo – e si perde nella luce pulita dei muri che chiudono i giardini di ville e villette.

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