Il profumo dei ricchi

Carlotta lo chiamava il profumo dei ricchi: un misto di iperpulito e di qualche fragranza francese da centinaia di euro. Più che un profumo, era una scia. Nonostante ci provassimo, io e lei non riuscivamo mai a replicarla.
«È quello l’odore dei vestiti, quando a lavarli è la domestica» sospirava lei quando ne sentivamo una.
Al nostro liceo il profumo dei ricchi durava al massimo fino alla seconda ora, mischiandosi al sudore dei maschi e a quello che gli insegnanti chiamavano, storcendo il naso, odore di chiuso.
Era fuori, nel mondo, che io e Carlotta lo sentivamo distintamente, insieme alla differenza tra noi e loro. Noi, con vestiti inodori, o con un leggero sentore di cibo; loro, che facevano voltare le teste.

Quel pomeriggio, in centro, avevamo iniziato a seguire una signora sui cinquant’anni, più vecchia delle nostre madri. Avevamo riconosciuto la firma sulla borsa e gli stivali ma non quella sul foulard che portava annodato sopra alla pelliccia.
Iniziammo a seguirla per gioco, respirandone la scia.
«D’inverno si sente di più, vero?» avevo detto a Carlotta.
Avremmo dovuto essere a casa sua a studiare per recuperare greco. Carlotta andava peggio di me, e non si può dire che io andassi bene. I nostri genitori però non ci pagavano le ripetizioni: si fidavano di noi e davano per scontato che ce la saremmo cavata da sole.
Proprio per questo, forse, invece di prendere il pullman, eravamo rimaste a ciondolare alla stazione e poi ci eravamo incamminate verso il centro.
Avevamo preso un tramezzino e una Coca Cola, eravamo entrate da Blockbuster, passandoci almeno mezz’ora. La mia zona preferita era lo scaffale coi libri di cinema, quella di Carlotta la corsia coi film di Leonardo Di Caprio. Ci eravamo infilate nella sala giochi sotterranea, dove avevamo incrociato tanta gente che come noi non aveva nessuna voglia di stare sui libri, e quando eravamo riemerse con l’idea di tornare alla stazione dei pullman, l’avevamo annusata.
La signora ricca e bionda, che camminava a mezzo metro da terra.

«Vediamo dove va» avevo mormorato, senza nessun motivo in particolare. E così avevamo preso ad andarle dietro, restando nella scia del suo profumo. Si muoveva elegante, veloce quanto i suoi tacchi le permettevano.
Respiravamo l’odore dei ricchi col naso e lo ributtavamo fuori dalla bocca, trasformandolo in vapore.
L’avevamo tallonata una via dopo l’altra, non so nemmeno per quanto tempo, so solo che a un certo punto avevo dato una gomitata a Carlotta. Ci eravamo fermate, lei si era sfilata lo Swatch e poi aveva detto a voce alta: «Signora, le è caduto questo».
La donna si era girata e ci aveva squadrato. Il suo profumo riempiva la via. Si era addolcita vedendo che sorridevamo. Carlotta le stava tendendo qualcosa. I piumini colorati, gli zaini Invicta. Aveva fatto un passo verso di noi, ma poi si era fermata. Forse anche lei sentiva il nostro odore.
Allora Carlotta aveva fatto un passo avanti, sempre tendendo l’orologio.
«Grazie ma non è mio» ci aveva detto lei a voce alta, toccandosi il polso, mentre già riprendeva la strada.
«Aspetti, signora» aveva continuato Carlotta, «lo guardi almeno!»
Ma quella aveva continuato a camminare senza più voltarsi.
«Stupida vecchia», avevo bisbigliato.

Le eravamo andate dietro, lei accelerava, noi anche. Il cielo si faceva sempre più nero. Sentendoci alle sue spalle aveva frugato nella borsetta; dal rumore avevamo capito che aveva preso le chiavi. Io e Carlotta ci eravamo scambiate un’occhiata divertita.
«Signora, ci scusi» le avevo urlato, «ci sa dire che ore sono?»
«Già, dobbiamo prendere il pullman» aveva riso Carlotta.
La vecchia camminava sempre più svelta, ma le fummo davanti in un attimo, obbligandola a fermarsi.
«Signora» sussurrai, «forse non ci ha sentito, la stavamo chiamando».
«Ma cosa volete?», aveva implorato lei, cercando di darsi un tono.
Già, avevo pensato, respirando da vicino l’odore di iperpulito sovrastato da qualche profumo francese, che cosa vogliamo? Carlotta però l’aveva già presa per i capelli, e allora, per evitare che urlasse, le avevo riempito la pancia di pugni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *