Il corvo

Mi risvegliai, una mattina, al cospetto del corvo. Sul mio cuscino, desto, se ne stava a fissarmi come se nient’altro gli importasse. Gli accarezzai il piumaggio nero, e dalle palpebre chiuse sembrava gradire. Mi si avvicinò al collo e mi disse
Sembra un bel giorno”.
Gli chiesi per cosa. Mi si strinse al collo come a prendersi calore, sembrò aprire porte e lasciarle lì, a fare entrare di tutto. È pur vero che lei, il corvo, veniva prima e dopo il sogno.

Dei sogni è esatto quel che dicono, che bisogna fissarli, scriverli, dirli subito a persona fidata, perché loro come anguille fuggono mentre li credi stretti alle dita, e lasciano una nube che al diradarsi non sai più niente. E la notte prima del corvo, poi, deve essere successo qualcosa.
Ricordo che prima di dormire avevo lungamente passeggiato, solo, in strade selvagge di folla e luci e rumori come sempre la città. Io odiavo tutto, ma fare movimento fuori, ogni tanto, rendeva la vita alla vita, e tutto ciò che odiavo è tutto ciò che mi faceva essere ancora, e nel mezzo urtai una donna che beveva e alla fine del sorriso aveva una smorfia — la riconobbi, un’altra bestia tra due mondi.
Stasera la luna è piena, la vedi?”
Non m’intendo di lune” fui sgarbato.
Eppure le carte parlavano di un uomo della luna, stamattina”.
Non m’intendo manco di carte”.
Era perplessa, e io ero in fuga. Mi solleticò l’idea di stare, e iniziai a parlarle come si parla alle persone, non lo facevo da tempo.
Di tanto in tanto, dicendo, le toccavo un braccio coperto dalla pelle della giacca, e feci caso che di carne ce n’era poca, e poi dal manico vidi cadere una piuma nera. Non le dissi niente, cioè non le dissi che intanto che lei beveva e rideva e parlava di cose che dovevano riguardare la sua vita non proprio felice io pensavo alle sue ali e la pensavo a un tratto gettare la giacca e involarsi verso la luna continuando a cicalare della sua vita non felice. Era lei il Corvo, è chiaro. Mi disse quella sera tante cose e io mi limitai a reggere il gioco e a apparirle presente e in ascolto e pronto a trarre piccole conclusioni accettabili.

Dimmi, se io mi lanciassi dritta contro la luna mi ci schianterei, oppure a quella luce non mi reggerebbero le ali?”
Me lo chiese come se mi stesse leggendo tutto, io fui in imbarazzo come se l’avessi spogliata nel frattempo, ma a letto, dove c’eravamo spinti parlando, cosa si fa tra diversi? Ci si spoglia e ci si guarda nudi, e io a casa sua, a letto, restai a fissare tutto quel bianco col piumaggio nero che, come appena rasato, pareva spuntare ovunque, e il corpo minuto sembrava così piccolo proprio per quello, per spiccare un volo ficcante, e i capelli neri lunghissimi dovevano servire anch’essi.
La accarezzai, le mie mani provavano a toccarla ovunque, lei si restringeva, il pudore assorbiva tutto, i respiri affannavano, finché al tatto sentii le piume.
Sei sempre stata un corvo?” le chiesi.
Come ti pare? Noi donne nasciamo umane per diventare animali, ognuna a modo suo, e a me è toccato il corvo”.
Sembrava tutt’altro che una rivelazione, la banalità del funzionamento del mondo. Casa sua intorno era libri, ammennicoli, erbe e barattoli.
Sei una strega?”
Mi disse che le streghe non esistono, che al massimo ce le fanno diventare. Non fu un caso che mi addormentai mentre il corvo non parlava bensì rivelava.

Sognai l’uccello in fattezze semiumane che mi abbracciava e mi diceva di me e della mia vita passata e futura, e io con la testa appoggiata sulla sua spalla speravo non accadesse nient’altro, non facevo caso ai suoi utili responsi. I nostri cuori si toccavano; con le mani, abbracciato a lei, le sfioravo le ali, provavo una beatitudine familiare. Potevo desiderare la fine, lì, come un eterno abbracciare e pulsare. Potevo puntare ad essa come lei alla luna, nel mistero del viaggio in volo, nel dubbio della resistenza alla vertigine.

Aprii gli occhi col desiderio di un punto finale a un’esistenza vaga, come se contasse solo quel punto.
Al cospetto del corvo, la testa sul cuscino, immaginai cosa intendesse, la bestia, per “bel giorno”. Mi alzai e stiracchiai le braccia, e mi accorsi che erano ali. Mi girai verso di lei e vidi la punta del mio becco, nero.
È un bel giorno, andiamo” disse il corvo, e io, lasciato tutto a casa sua, dalla finestra aperta di quel mattino mi involai con lei diretta al sole, con la speranza di passare la luna, tuttora insieme stringendoci le mani e rilasciando piume. Mi chiedo se siamo destinati alla caduta, o a altro, o a satellitare intorno a tutto.

Antonio Russo De Vivo © 2026

* L’immagine di copertina è di Cristina Eléni Kontoglou (Broken Mirrors, 2018).

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