E il secondo giorno Pasolini risuscitò
Roma, 3 novembre 1975. Istituto di Medicina Legale. Buio, puzzo di medicine, formaldeide e sangue nero, organi guasti. Silenzio, a parte il gocciolare rado di un rubinetto. Muove la lingua.
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Roma, 3 novembre 1975. Istituto di Medicina Legale. Buio, puzzo di medicine, formaldeide e sangue nero, organi guasti. Silenzio, a parte il gocciolare rado di un rubinetto. Muove la lingua.
Carlotta lo chiamava il profumo dei ricchi: un misto di iperpulito e di qualche fragranza francese da centinaia di euro. Più che un profumo, era una scia.
Fermava il cigolio metallico dell’altalena solo per dare un altro morso alla mela e, nello stesso momento, smetteva di oscillare anche la sfera sull’avambraccio destro, comparsa sottopelle alcuni giorni prima.
Al termine di ogni cerimonia alzava le braccia al cielo e chiudeva la funzione ricordando a tutti che, nonostante avesse girato mezzo globo durante gli anni di seminario, non c’era suono migliore al mondo delle campane del campanile di Curno, di quei rintocchi divini che sapevano sempre di casa, la nostra.