La fuga
Lo incontrai vicino al cinema una sera di dicembre. Pioveva, lui se ne stava sotto l’acqua senza ombrello né giacca, immobile, la schiena appoggiata alla parete di un palazzo, la testa coperta dal cappuccio fradicio della felpa.
Lo incontrai vicino al cinema una sera di dicembre. Pioveva, lui se ne stava sotto l’acqua senza ombrello né giacca, immobile, la schiena appoggiata alla parete di un palazzo, la testa coperta dal cappuccio fradicio della felpa.
Da quando il Signor Quieto, uno tra gli architetti più conosciuti dell’Isola Bergamasca, aveva perso l’ultimo capello, sarà stato il faccione espanso, sostenuto dalle mascelle potenti e segnato dallo sguardo impenetrabile, o magari la stazza, compatta e robusta ma all’occorrenza scattante, o forse era semplicemente il portamento, deciso e sicuro di sé, quasi di sfida,…
Ho appena fatto un sogno. C’era Gorbaciov e la sua fronte macchiata di vino rosso.
Tutto era coperto di ghiaccio. Una nebbia bianca foderava i fossi. La bambina uscì di casa, chiuse male la porta e sentì freddo ai piedi.